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Comunque vada qua va male...
(7 voti)
 

 
 

nwa.jpg

 

A volte mi chiedono "come lo vedi il futuro dell’hip hop in Italia?", io
cerco una qualche risposta ma alla fine capisco solo di non capirci
granchè, di avere la vista annebbiata. Sono piu’ quindici anni che
cerco una chiave di lettura, la famosa parola chiave che se ti manca è
meglio che "lasci stare". E sono quindici anni che mi sembra di
assistere a un infinta partita di ping pong. Quelli della mia
generazione hanno passato una vita a dibattere su hardcore,
commerciale, street rap, gangsta rap, conscious rap, le quattro
discipline che forse sono più di quattro e cose del genere….
 
Ognuno a
modo suo si è proclamato detentore di un qualche titolo ma alla fine
tutto appare come un gran casino e per quanto provo a guardarmi intorno
mi sento più confuso di prima. Strana generazione, la mia. Il mio amico
talebano compra solo vecchi vinili, più sono vecchi e sconosciuti e
piu’gode mentre mi mostra con orgoglio copertine di dischi che non ho
mai visto, mai sentito, mai coperto. Ovviamente compra solo stampe
originali, perché le ristampe sono per i sucker. Il mio amico talebano
dice che per lui tutto quello che è uscito dopo il 1998 non ha
importanza, che da Eminem in poi l’hip hop è morto, o se non è morto, è
comunque meno hip hop di prima. Il mio amico talebano mi parla sempre
delle stesse cose, di New York che è la mecca, di Slick Rick che ha
anticipato mezza discografia rap e di Tupac che in fondo a lui non è
mai piaciuto perché è troppo West Coast, anche se "…comunque non
rappava male". Eh già, come se New York a Roma andasse bene, ma Los
Angeles no. E non provate a parlargli di South o di crunk se non volete
offenderlo. Il mio amico talebano sbava sulle foto del libro di Marta
Cooper e ha una visione tutta sua della cosa, si veste in modo bizzarro
coordinando tutto senza tralasciare il minimo particolare (anzi, è il
particolare che fa di un b boy un b boy vero), e se gli togli l’hip hop
è un uomo finito. Fondamentalista convinto, snobba qualunque forma di
rap italiano a meno che non sia fatto in chiave di tributo all’hip hop
originale proveniente dai 5 borroughs. Ripete ossessivamente che qui la
gente non ci capisce un cazzo e porta in fondo al cuore la croce di
essere nato dalla parte sbagliata del mondo. Perché il mio amico
talebano è nato a Roma, ha la pelle bianca come una mozzarella ma
storce il naso di fronte a qualunque Mc che abbia il suo stesso
colorito e non sopporta questi bianchi che si sono messi a fare il rap,
a parte i 3rd Bass ma solo perchè sono old school. Io lo guardo e penso
che gli manchi qualche rotella. Lui mi guarda e pensa che ancora non ci
siamo, che mi potrei impegnare di più, che potrei essere più hip hop.
Il mio amico coreano non è veramente amico mio, non so neanche come si
chiama ma vive nel mio stesso quartiere e quando lavoravo all’internet
point sotto casa veniva spesso a telefonare e scambiavamo sempre due
chiacchiere; anche se non parla bene la mia lingua conosce
perfettamente il mio linguaggio. È bastata un occhiata, io alle sue Air
Force One, lui alle mie Jordan e ci siamo subito resi conto di essere
in qualche modo uniti da una stessa passione. Anche se lui, essendo
coreano è molto piu’ pimpato e coatto di me. Io ancora soffro il
complesso del bianco che piu’ di tanto non si puo’ sbilanciare e che si
sfoga ascoltando El P, lui certi complessi non li ha mai avuti. Si
veste in cordinato da basket alternando in testa fascette Nike a
bandane sempre in tinta con il throw back, come suoneria per il
cellulare ha "westside connection" di The Game, e sul muro sotto casa
mia ha scritto "B Boy Korea" in viola con un lettering pessimo. Quando
cammina ha sempre le cuffiette e traffica sempre con il suo Ipod nano
alla ricerca di chissà quale pezzo, e se gli passi vicino lo senti che
rappa sottovoce mentre cammina. Cambia spesso il bling al collo, a
volte è una foglia di marijuana, a volte la $ del dollaro, altre volte
ancora una pistola. Gli vorrei chiedere se è una Desert Eagle o una
Glock, tanto per vedere se è un esalatato di ste cose ma alla fine
evito. Il mio amico coreano gioca tutto il giorno a basket al campetto
della chiesa di quartiere, quando lo incontro è sempre sudato e se gli
chiedo cosa ascolta in quel momento mi dice "gangster shit" e fa il
gesto della pistola con la mano e io dico "yes" anche se non so perché.
Mi ha sparato un po di nomi di gruppi che gli piacciono ma su dieci
nomi ne conoscevo a malapena due. Tutta roba moderna che fatico ad
ascoltare un po perché non mi piace musicalmente, un po perché ho
passato un sacco di tempo col mio amico talebano e sono mentalmente
tarato. Provo a citargli Mf Doom o Madlib ma il suo sguardo perso nel
vuoto mi fa capire che non ha idea di cosa io stia parlando. Gli butto
li un po di nomi vecchi ma si esalta solo quando nomino gli Nwa. Gli
chiedo se conosce qualcosa di rap italiano. Fa un mezzo sorriso di
circostanza, ma proprio mezzo, e scuote la testa. Io lo guardo e
capisco che non gliene puo’ fregare di meno. Esattamente come al mio
amico talebano. Poi passa accanto a noi un pischello, forse slavo ma
forse no, vestito male, jeans grigio scuro, stretto e consumato, scarpe
old school ma non per scelta, giacchettino sintetico finto adidas, con
due strisce sulle braccia invece che le solite tre. Io e il mio amico
coreano lo guardiamo passare accanto a noi con la faccia incazzata,
senza degnarci di uno sguardo, perso per i cazzi suoi. In quel momento
capisco tutto. Lui non sa nulla dell’hip hop, della vecchia scuola o
della nuova. Lui probabilmente ha solo fame e gli rode parecchio il
culo. Quando quelli come lui cominceranno a fare rap, addio alle pippe
mentali tipo east coast o west cost, addio alle diatribe club si o club
no, commerciale o hardcore. Quando quelli come lui cominceranno a fare
sul serio, e vi assicuro che hanno già cominciato, io e il mio amico
talebano saluteremo tutti e ci ritireremo in uno scantinato buio ad
ascoltare i vecchi dischi del Wu Tang, rimpiangendo la nostra
bellissima adolescenza trascorsa fra vinili, marker e sneakers rare,
mentre il mio amico koreano continuerà imperterrito a giocare al
campetto sotto casa, con le cuffie sempre sulle orecchie e quel sorriso
di chi non gliene puo’ fregare di meno…









(tratto da MoodMagazine 1)

06-03-2008 07:00 DANNO
This entry was posted on 06-03-2008 07:00. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. This article was favoured Nessun time. You can leave a comment. Last update on 06-03-2008 07:08
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Users' Comments (2)
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Posted by 2DAZE
18-07-2008 20:09, IP 87.16.237.141, Membro
 
...
ah io pensavo che parlava di me..ahahah bella!
 
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Posted by DJ ARGENTO
12-07-2008 22:55, IP 79.23.74.24, Membro
 
...
ammazza simò, l'amico talebano corrisponde a me... mi sarò completamente fottuto il cervello?
 
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