Scusate per l’attesa,
ma ogni tanto rimaniamo sommersi da quegli impegni improrogabili e fastidiosi
che rubano tempo a quello che ci piace fare realmente…
Speriamo di avere a disposizione tutta la vostra attenzione,
perchè noi siamo sempre qui, massicci e armati di tante buone cose per voi. Non
distogliete mai lo sguardo, non abbassate mai la guardia, la posse più “cool”
del momento affila le armi…
Come promesso nel precedente “angolo” del sottoscritto, il
gruppo di cui parlerò in questa puntata è un pezzo imponente della musica
moderna, quindi mi rivolgo ai tanti lettori che noteranno delle mancanze più o
meno rilevanti nella biografia del gruppo. Sono stato costretto ad omettere
tanti dettagli e aneddoti, ma non me ne vogliate. Spero che questa puntata di
Silver Corner vi spinga ad andare a fondo ancor più delle precedenti, spero che
vi spinga a cercare e a leggere tutto quello che il web o i libri vi concedono
su di loro. Parlare di loro e delle loro imprese non è cosa di poco conto…
Fondata nel 1970 da quel genio e leggenda che è stato (e che
rimarrà) James Brown (scomparso il 25 dicembre 2006), i Jb’s erano la band che
accompagnò il padrino del soul nel percorso più funk della sua carriera.
Inizialmente noti come “The Famous Flames” e fondata
dall’amico fraterno Bobby Byrd (per intenderci quello di “I Know You Got Soul”,
scomparso il 12 settembre 2007), la band nel corso degli anni cambiò diverse
volte formazione e nome. L’allora bandleader Bobby Byrd lasciò il posto al più
“esibizionista” e carismatico James, che ben presto si trovò alla guida del
gruppo, pretendendo sempre più rigore e
prestazioni. Insomma, star dietro ad un tipo come Mr. Brown non era
proprio del tutto facile.Non a caso gli orari massacranti, le prove a qualsiasi ora
del giorno e della notte con tutta la band perfettamente vestita con
“l’uniforme” da concerto, gli stipendi molto bassi, il tutto condito da quella
buona dose d’insopportabile pignoleria (che fece di James Brown la macchina da
palcoscenico che era), scatenò nel marzo 1970 l’ennesima furibonda lite che
causò l’improvviso “sciopero” di alcuni suoi musicisti, facendo così trovare
James Brown nell’urgenza di correre ai ripari. Fece arrivare da Cincinnati, a
bordo del suo jet privato, due turnisti che si facevano chiamare “the
Pacesetters”, erano William “Bootsy” Collins e il fratello Phelps “Catfish”
Collins. Curioso il fatto che non
avevano mai suonato prima con James Brown, ma ne conoscevano a memoria il
repertorio, accompagnandolo quella sera stessa in un concerto da levare il
fiato. Rimasero col Padrino Del Soul soltanto 1 anno, il tempo necessario per
rivoltare l’impatto musicale del suo sound come un guanto, facendo così entrare
James Brown nella sua seconda rivoluzione musicale, quella dell’heavy-funk anni
’70. Andati via dai JB’s (non prima di aver registrato alcune hit come Sex
Machine), i fratelli Collins divennero la spina dorsale del neo/gruppo
Parliament/Funkadelic.
James Brown era solito inserire elementi talentuosi al fine
di potenziare il suo sound. La band originale fino al 1969 era dunque composta
dai mitici batteristi John “Jabo” Starks e Clide Stubblefield (che lasciò il
gruppo nel 1970), dai grandi sassofonisti St. Clair Pickney, Alfred Pee Wee
Ellis, Fred Wesley e Maceo Parker, dai chitarristi Jimmy Nolen e Alphonso
Kellum, e dai bassisti Charles Sherrell e Bernard Odum, sostituiti per un breve
periodo da Bootsy Collins (e poi da Fred Thomas) e supportati dalla sezione
fiati composta da Clayton Gunnels, Darryl Jamison e Robert McCollough nonchè
dal percussionista Johnny Griggs. In tutto questo ben di Dio di musicisti
figurava a volte anche James Brownstesso all’organo hammond. Dalla formazione
originale si staccò per circa 9 mesi il sassofonista Maceo Parker, che provò
una strada in proprio pubblicando dei rari (quanto belli) album funk tra il
1971 e il 1974. Il bandleader rimase Fred Wesley. Questa formazione, ora
finalmente nota come “the JB’s”, pubblicò nel 1972 il suo primo lp “solista”,
naturalmente prodotto e supervisionato dalla figura onnipresente di James Brown
e stampato dalla sua etichetta “People”. Il disco s’intitolava “Food For
Thought”, e conteneva delle perle funk inestimabili che i producers hip-hop
saccheggiarono largamente negli anni a venire. Il brano “the Grunt”, col suo groove
implacabile e lo stridente sassofono iniziale rappresentò, assieme al sinth di
“Blow you head”, la fortuna dei Public
Enemy. E poi “Pass the peas”, “Gimme some more”, “Funky music is my style” e
tanti, ma davvero tanti, brani che aprirono nuovi orizzonti ai beatmaker e
facendo realizzare al mondo intero il “tesoro” musicale che si nascondeva nei
dischi dei Jb’s quanto in quello di James Brown. Negli anni successivi, pur
mantenendo una loro impronta stilistica inconfondibile e dando vita ad album funk
belli, ma non all’altezza dei precedenti, i JB’s si sciolsero poco alla volta,
fino all’abbandono completo (negli anni ’80) del loro ideatore, James Brown.
Nei primi anni ’90 dei “veri” Jb’s non rimase praticamente nulla. Tutti
intrapresero in maniera più o meno fortunata una propria carriera solista,
costringendo così Mr.Brown a cercarsi un nuovo gruppo con cui esibirsi, tutto
completamente nuovo.
La discografia breve ma essenziale è dunque composta dai
classici:
Food
For Thought (1972)
Doing To
The Death (1973)
Damn Right
i Am Somebody (1974) da qui col nome “Fred Wesley & the Jb’s”
Breakin’
Bread (1975)
Hustle With
Speed (1975)
Jam II Disco Fever (1978) sotto il nome di Jb’s
International (indelebilmente macchiati di Disco Music…)
I vinili originali dei “JB’s” non sono particolarmente rari
e anche dopo la scomparsa di James Brown, le quotazioni dei dischi da lui
prodotti non si sono alzate in maniera rilevante, anzi direi che si sono
drasticamente abbassate. Circa 7 o 8 anni fa, ben prima che ebay prendesse
piede, una copia del primo album poteva essere tranquillamente essere venduta
sulle 200.000 lire, adesso una copia in ottime condizioni può andar via dai 30
fino ai 60 euro. Ancora meno album come “Damn Right I Am Somebody” o “Breakin’
Bread”, possono essere vendute anche a 15 euro, naturalmente copie originali USA e in buone condizioni. Quindi averli non impreziosirà la vostra collezione
in termini di “rarità” ma in termini di “ottimo funk”. Del resto loro sono tra
gli originatori. Il loro inconfondibile sound è stato e resterà negli annali
della musica moderna, vere e proprie rivoluzioni musicali. Vere e proprie
innovazioni. Questa è musica tanto vecchia quanto moderna, solide fondamenta di
quello siamo adesso.
Purtroppo non esistono in rete video che riprendono dal vivo
i jb’s nella formazione 1970, perciò tutto quello che potrete trovare risale
comunque a concerti di James Brown. Godetevi comunque quello che vedrete,
perché è davvero magnifico!
(potrete notare alle sue spalle i fratelli
Collins)
(quando fa il robot è strepitoso!!!)
Lui dice
“Say It Loud!” E guardate chi risponde “I’m Black and I’m Proud!” !!!
guardatevi tutti le altre parti di questo
video/documentario!
This entry was posted on 22-05-2008 00:00. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. This article was favoured Nessun time. You can leave a comment.
Last update on 22-05-2008 17:38 Views: 660
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